Harpastum

 

Dopo aver valorizzato sport singoli che in un certo senso ci fanno crescere e aver rivalutato l’antica massima “conosci te stesso”, ciò che noi intendiamo come filosofia di crescita fa un balzo ulteriore con l’harpastum.

E’ un gioco che con i pochi frammenti lasciatici dalla storia (Galeno – Filostrato) abbiamo cercato di completare in base alla nostra esperienza.

Anche in questo caso la semplicità delle regole lo hanno reso semplice, funzionale e divertente tanto che può essere utilizzato immediatamente anche dai bambini. Le basi sono la condivisione e la capacità di conoscenze in campo.

La moderazione dell’uso in quanto capacità di lotta, corsa, strategia e’ determinata dal risultato stesso che può essere perseguito durante lo svolgimento.

Per darne un’idea le regole principali sono le seguenti:

  • La palla e’ piccola dai 10 ai 20 cm di diametro con un peso che va dal 1 a 2 Kg
  • Due contenitori, uno per ogni squadra, posati a terra con un diametro di circa 25 cm dove la palla va messa.
  • Non ci sono linee di demarcazione per il campo che può essere usato in tutta la sua estensione
  • La palla resta sempre in gioco tranne quando cade a terra e passa all’avversario che ha il diritto di raccoglierla. Si ha sempre la facoltà di ostacolarne la raccolta cercando il contatto con gli avversari ma la palla la possiamo prendere solo dopo che sia stata almeno toccata da chi ne aveva il diritto
  • La palla viene conquistata direttamente attraverso la lotta, prese, atterramenti, passata, lanciata o anche con azioni che prevedano un confronto diretto
  • I compagni di squadra supportano ogni azione senza avere limiti di lancio per le varie direzioni e anche più persone possono intervenire sullo stesso avversario contemporaneamente, anche senza il possesso di palla
  • La palla deve essere messa nel contenitore per fare un punto e non può essere ne’ lanciata ne’ fatta rotolare nel contenitore. Non può essere quindi un’azione casuale ma pienamente conquistata
  • Se con la lotta si riesce a causare la resa dell’avversario questo deve compiere un giro del campo prima di tornare alla competizione
  • Viene nominato un arbitro che verifichi la corretta esecuzione del gioco e valuterà l’intenzionalità di eventuali infrazioni. L'arbitro non può essere assolutamente contestato, ogni reazione alle sue decisioni viene punita con l'allontanamento dell'atleta. Il capitano eletto ad ogni partita è l'unico che può interagire con l'arbitraggio.
  • Sono banditi ogni tipo di colpo come calci, pugni, ginocchiate, testate, sgambetti, ecc... E non è permesso toccare la palla con i piedi.
Anche se in una prima lettura il gioco può sembrare brutale è invece di grande equilibrio nelle possibilità, senza dimenticare che l’obbiettivo e’ la manifesta superiorità nella capacità. La condivisione e conoscenza dei compagni fa si che il gioco abbia una vita propria. Per quanto liberi di fare quello che si vuole si è legati sia a capacità fisiche che in maggior misura a quelle mentali, tattiche e strategiche mantenendo una funzione educativa.

La fine della partita e’ determinata dalla squadra che si arrende. Anche in questo caso ci si è solo messi alla prova, il risultato è determinato dal conoscere chi siamo. Gli altri ci hanno permesso di capire i nostri limiti e come migliorarli rendendone evidenti le mancanze.

Ecco come nasce e si cerca di far evolvere un pensiero che oltre che nella prestazione fisica individuale si confronta con la preparazione collettiva.

La vittoria diventa una delle possibilità ma non è la priorità per le diverse potenzialità che ci sono in campo. Un po' come degli alchimisti è necessario amalgamare le diverse sostanze per ottenere il meglio da quello che siamo rendendoci più capaci di collaborare, meno individualisti e contare su tutti perché non si può fare a meno di nessuno e riconoscere le possibilità di ognuno anche se per un piccolo spazio. Scaturisce da sé la teoria democratica: ognuno è al suo posto perché lo merita o perché è quello che può fare di meglio per le sue possibilità fra quelli che come lui conoscono quella materia. Il gruppo è quello, ed è facile collocarsi dove serve perché se non è il nostro ruolo è evidente e quindi è possibile ripiegare in altre vesti. Non serve nemmeno il coach, tutti hanno lo stesso obbiettivo da ottenere rispettando le regole, poche ma precise che difendono dal caos e dai fraintendimenti.

Nessuno degli elementi che contraddistinguono le basse qualità umane hanno una vera utilità. Il connubio tra forza e onore non può essere meglio interpretato.

 
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